Full text: Nuntiatur des Germanico Malaspina, Sendung des Antonio Possevino

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È talmente quatriduana tam in capite quam in membris la 
infìrmità et morbo di questi stati, che volendola pur comparare a un 
corpo infermo potemo dire che a planta pedis usque ad verticem 
capitis non sit in eo sanitas, poiché se trattiamo del capo è talmente 
debole, che non si può sperare che possi mai sofrire fumo alcuno, che 
habbia del’ aero et che con l’ascendere non sia perturbarlo et debili¬ 
tarlo molto più, et il pensare di darle medicine che habbiano del’ 
amaro, stando questa debolezza, non è possibile, ma è necessario 
trovarne di quelle che, havendo nascosta l’amaritudine, sappino al 
gusto solamente di dolce et, con tutto che stia in questo termine, è 
però senza dubio sano, rispetto alle membra, le quali, oltra a una 
infìrmità pestilentiale che hanno, sono di così fatta maniera ribellate 
contra lui, che con ragione si deve dubitare che più tosto le accellere- 
ranno la morte, se starà in lor mano, che siano per porgerli aiuto alcuno. 
Et essendo questa una infìrmità, che si è andata nutrendo a poco a 
poco et il dolore è più intrinseco che esterno, non è stata conosciuta 
o al meno stimata et, sì come ab assuetis non fit passio, così quanto 
più è stata longa tanto più la longhezza ha fatto nel’ apparentia passare 
il cottidiano crutio, et massime che l’infermo non sta volentieri in 
pensiero di malinconia. Si aggiunge poi che li medici, che hanno havuto 
cura di medicarlo et darli buona regola di vivere et da masticare cibi 
proportionati al male non solidi ma di latte, per interesse proprio 
hanno cercato di tirare l’infirmità a longo et, purché si salvi la vita, 
hanno creduto che ogni debbolezza facci per loro, et perché questi 
tali li annunciavano cose conforme al desiderio suo, dicendo nequam- 
que morieris, et però che vivesse senza fastidio et lasciasse la cura 
et peso a loro et licentiasse li altri medici, come annunciatori di cose 
aromatiche, et spiriti di contraditione, egli per sua disgratia ha 
prestato fede et abbruciato il consiglio nequam di costoro et non sola¬ 
mente ha creduto che l’infìrmità non sit ad mortem, ma che non possit 
vocari infirmus, et in sin’hora, havendo vivuto con questa falsa 
credenza, non è stato facile al monstrare le cicatrice sue. 
Ha havuto di più certi assistenti, che sono li servitori suoi, 
quali hanno fatta legha con questa razza de’ medici et hanno anco 
essi fornito di dar la spirità, acciò fosse dato ogni credito alle lusinghe 
et simulate parole de’ medici ; et questo è quello che hora vo trattando 
io, che una volta si risolvesse di licentiare, anzi severamente castigare 
costoro, però non ne vedo sin hora segno alcuno. Ma quello che poi ha 
maggiormente dato augumento alla infelicità di questo capo è stato 
che li occhi, che dovevano pur illuminare la cecità sua, non solamente
	        

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