Full text: Nuntiatur des Germanico Malaspina, Sendung des Antonio Possevino

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christianesimo se, con risolutione ferma et animo confidente, havesse 
cercato di remediare a così perniciosa pestilentia. Le dissi similmente 
che S. S tà poteva dire a S. A. quello che Leone papa scrive a Theodosio 
imperatore „cum enim ecclesiae causas et regni vestri agamus et saluti 
deffendite adversus hereticos inconcussum ecclesiae statum, ut et 
vestrum Christi dextera deffendatur imperium“, 2 ) et che però S. A. 
non dubitasse che questa era causa de Dio, il quale suole apunto 
aprire il thesoro della sua misericordia nel tempo delle necessità, et 
che non havrebbe lasciato di aiutarla da dovero, quando lei ancora 
havesse fatto quello che poteva dal canto suo. 
Li soggiunsi poi il desiderio grandissimo che S. S lil haveva di 
aiutare S. A. in così pia, necessaria et eroicha impresa, et che perciò 
io, per poter dare principio in quanto spetta alla persona mia, come 
ministro di S. B nc , alla S ma mente sua desideravo che mi fosse data 
una vera sincera et fedele relatione del stato presente della religione 
et di tutto quello che in questa materia era passato, 3 ) accioché, intesa 
la infirmità, se potesse andar pensando a qualche rimedio, et che io, 
havendo maturamente considerato la forma, che doveva tenere in 
questo, alfine mi ero risoluto di ricorrere al’A. S., non sapendo chi 
meglio né più fidelmente mi potesse aprire li occhi in questo, che lei, 
la quale cognoscendo che è causa sua propria et che S. B ,,c si move 
per molti rispetti, ma principalmente per utilità di S. A., più affettuo¬ 
samente havrebbe data luce di quello che è bene si sapia, et che, 
essendo la materia longa et fastidiosa, vedevo che non conveniva che 
lei si pigliasse questa cura, a che havrei ricevuto favore che ordinasse 
a qualche ministro suo che lo facesse. 4 ) 
S. A. mostrò di sentire tanta consolatione di questa ingenuità 
et modo di trattare che, oltre al ringratiarmi molto, mi disse che io 
l’obligavo quasi al non rimettere a niuno questa informatione, ma 
darla lei et che però voleva egli stesso dirmi confidentemente alcune 
cose, et che del resto, essendo la materia longa, havrebbe ordinato al 
suo cancellerò che fosse venuto da me et mi havesse dato ogni fidele 
relatione. 
Quello che S. A. mi disse fu questo, che egli non negava di non 
havere dalla parte sua di colpa et che non si voleva escusare, ma che 
era degno di qualche compassione prima, per haver ritrovato questi 
stati quando pigliò il possesso d’essi già contaminati, per esser stato 
2 ) Migne, Patrologia latina 54, Ep. XLIII, col. 826. 
3 ) Nr. 13. 
4 ) Siehe oben Nr. 12.
	        

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